Roma 16 febbraio 2010
Vedete signor Presidente e onorevoli colleghi, uno Stato liberale e il pensiero liberale – al quale il sottoscritto si è sempre ispirato e che spero attraversi trasversalmente anche quest’Aula – poggiano su una pietra fondante: l’esistenza di uno Stato che faccia le regole e che le faccia rispettare. Senza di esse non esiste neanche l’economia di mercato, esiste il suk arabo.
E allora, onorevoli colleghi, ripercorriamo insieme gli ultimi quindici anni di questo nostro Paese. In questi anni abbiamo spaccato, minato, in qualche modo spezzato alcune fondamenta dello Stato, lungo due filiere: prima si è chiamata “privatizzazione” la vendita ad alcuni amici di pezzi importanti dello Stato industriale italiano. Nelle prossime settimane vedremo l’epilogo di quella vicenda, con un caso di monopolio naturale che riguarda le reti fisse: un liberale conosce la distinzione tra monopolio naturale e il resto dei poteri monopolistici od oligopolistici. Mentre negli anni abbiamo privatizzato, presso amici, importanti realtà industriali del Paese, ora stiamo perdendo pezzi delle istituzioni e li stiamo privatizzando, nel senso di sottrarli alle regole del diritto pubblico, per lasciarli in consegna alle regole del diritto privato.
E allora, ribadendo una domanda alla quale non ho avuto risposta, ma ho il timore che il dibattito che si è svolto in quest’Aula dia una risposta implicita. La domanda è la seguente: perché mai, di fronte ai problemi che abbiamo affrontato, non si è fatta un’agenzia ma si istituisce una società per azioni di diritto privato?
Ho timore che concedere alla Protezione civile spa la possibilità di acquisire partecipazioni, che rifiutare quegli emendamenti nei quali si diceva che era materia esclusiva e non prevalente il perimetro di attività della Protezione civile, rischi di dare una risposta estremamente pericolosa per il nostro futuro e per il futuro del Paese.
Mi lasci chiudere l’intervento con una battuta, signor Presidente. In tema fiscale esistono due figure: l’evasione e l’elusione. L’evasione vuol dire non rispettare le regole che esistono; l’elusione vuol dire aggirare le regole che esistono e quindi, formalmente, rispettare la legge. Allora, per non commettere reati di evasione nell’ambito di diritto pubblico, nel quale sarebbe potuto ricadere una agenzia, ho paura che si aggiri il problema attraverso la creazione di una società di diritto privato, la quale rappresenterebbe però un palese tentativo di elusione della trasparenza della politica rispetto alla necessità, invece, di salvaguardare e combattere i reati di evasione.
Presidente, onorevoli colleghi,
- sono le parole pronunciate dal senatore Baldassarri il 9 febbraio scorso in Senato in sede di dichiarazione di voto sul decreto che oggi discutiamo qui alla Camera
- il 9 febbraio dunque prima della bufera giudiziaria.
Nel segnalare, pertanto, che anche all’interno della maggioranza di Governo vi sono voci fortemente critiche, che si accompagnano a quelle, di unanime disapprovazione, provenienti dalla stessa opposizione, fa notare che le disposizioni contenute nell’articolo 16 del provvedimento in esame rappresentano l’ennesimo tentativo di introdurre nell’ordinamento strumenti che consentano di aggirare le norme, sottraendo le istituzioni stesse alle ordinarie regole pubbliche.
Ritiene poi che l’articolo 14 in materia di assunzioni di personale del Dipartimento della Protezione civile - di cui auspica la soppressione - confermi una certa intolleranza della maggioranza verso il rispetto delle regole (in questo caso connesse all’accesso alla pubblica amministrazione tramite concorso). Quel rispetto, al contrario, viene - a suo avviso - invocato dalla stessa maggioranza, quando si tratta di negare la stabilizzazione di altri precari della pubblica amministrazione che operano in settori altrettanto delicati.
In conclusione, si interroga sull’utilità di un dibattito che ha ad oggetto un testo suscettibile di rilevanti modifiche da parte del Governo, che sembra essere in procinto di presentare su diversi punti significative proposte emendative.